AFRICA/CAMERUN

C'è una canzone di Marcello Marrocchi (un cantautore DOC) sull'eutanasia che dice "... se fossi nato in Africa, senza la civiltà ...". Più tempo passa, però, e più aumentano le spinte abortiste nei Paesi sottosviluppati. La politica è sempre la stessa: mettere contro la mamma e il figlio. Anzicché fare crescere queste popolazioni sottosviluppate, le umiliamo con la salute riproduttiva. Il Santo Padre Benedetto XVI ha pronunciato parole chiare durante la sua visita in Africa su un approccio etico allo sviluppo. http://www.asianews.it/index.php?l=it&art=14786&size=A e la Chiesa, così, resta spesso l'unico e l'ultimo baluardo contro gli attentati alla vita umana ed alla famiglia, come è successo in Camerun:
http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=31368&lan=ita
AFRICA/CAMERUN - “No alla legalizzazione dell’aborto” dicono i Vescovi del Camerun, dove il Parlamento ha approvato la legge di ratifica del Protocollo di Maputo

Yaoundé (Agenzia Fides)- Sì alla protezione della donna africana dalle violenze e dalle discriminazione di ogni genere; no alla legalizzazione dell’aborto. È quanto affermano i Vescovi del Camerun in una dichiarazione, inviata all’Agenzia Fides, sull’approvazione da parte del Parlamento camerunese della legge che autorizza il Presidente, Paul Biya, a ratificare il cosiddetto “Protocollo di Maputo”. Il “Protocollo della Carta dei diritti dell’uomo e dei popoli relativo ai diritti della donna” è stato adottato dalla seconda Sessione ordinaria dell’Unione Africa a Maputo (Mozambico) l’11 luglio 2003. La Chiesa cattolica ha espresso la sua opposizione al paragrafo c dell’articolo 14 del Protocollo, che stabilisce di proteggere i diritti riproduttivi delle donne autorizzando l’aborto medico nei casi di stupro, incesto, e quando la continuazione della gravidanza mette in pericolo la salute fisica e mentale della madre o la vita della madre o del feto (vedi Fides 26/1/2006).
Nel commentare l’approvazione della legge di ratifica del Protocollo di Maputo, i Vescovi camerunesi riconoscono che “questa legge è volta a proteggere la donna africana dalle diverse forme di violenza fisica e di discriminazione”, aggiungendo che “la Chiesa approva questa volontà di proteggere la donna dalle ingiustizie sociali e da ogni forma di abuso”. Ma “l’articolo 14 del Protocollo di Maputo incide realmente sulla vita nascente, dando dei diritti riproduttivi abusivi alla donna. In altri termini, questo articolo è una porta aperta alla legalizzazione dell’aborto in Africa, e noi lo condanniamo”.
I Vescovi osservano che “questa legge è contraria alla legge camerunese che si oppone all’aborto e alla sua legalizzazione” e sottolineano che “dalla sua approvazione a Maputo l’11 luglio 2003, questo Protocollo ha suscitato forti reazioni da parte della Chiesa cattolica”, ricordando il discorso di Papa Benedetto XVI dell’8 gennaio al Corpo Diplomatico presso la Santa Sede: “Come non preoccuparsi dei continui attentati portati alla vita, dal concepimento fino alla morte naturale? Non risparmiano tali attentati anche quelle regioni dove la cultura del rispetto della vita è tradizionale, come in Africa, dove si tenta di banalizzare surrettiziamente l’aborto attraverso il Protocollo di Maputo, così come attraverso il Piano d’Azione adottato dai Ministri della Sanità dell’Unione Africana, e che sarà tra poco sottoposto al Summit dei capi di Stato e di Governo”.
Nel corso della sua recente visita in Camerun, il Santo Padre ha rivolto un appello ai medici a “proteggere la vita umana, dal concepimento fino al suo termine naturale” (Discorso del Santo Padre Benedetto XVI al Centro Card. Paul Emile Léger - CNRH di Yaoundé, 19 marzo 2009).
La difesa della vita umana, afferma la dichiarazione, fa parte inoltre della cultura africana: “i credenti del nostro Paese così come gli africani autentici considerano sacra la vita e condannano tutto quello che la minaccia. Per loro, l’aborto è un crimine”.
“Per tutti questi motivi, in nome del Signore, ci appelliamo alla coscienza di ciascuno per difendere la vita e sradicare l’aborto, i mezzi contraccettivi artificiali e tutti gli abusi che minacciano la dignità della persona umana” concludono i Vescovi. (L.M.) (Agenzia Fides 1/7/2009 righe 36 parole 501)